L'italiano, lo spagnolo e l'America

L'italiano, lo spagnolo e l'America

Quale sarebbe stata la sorte dello spagnolo senza l’italiano? La lingua nata mille anni fa in suolo castigliano deve la propria musicalità alle vicende storiche che la forgiarono, ma deve alla sorella italiana una proporzione immensa del suo lessico musicale.
     In virtù del «prestito» (termine adoperato dai linguisti per riferirsi a una cosa che non viene mai restituita) la lingua della Spagna conobbe il piano e il violín, il violonchelo e il contrabajo; plasmò pure dúos o tríos, cuartetos o quintetos. I cantanti si divisero in tenores e barítonos, in sopranos e altos. Óperas, cantatas, serenatas e molti altri generi accrebbero il retaggio. L’italiano ha inondato di melodie lo spagnolo! Ma non l’ha lasciato abbandonato alla sua sorte. Affinché regnasse l’ordine, gli diede pure una batuta (la bacchetta del direttore). Ce ne vuole una, sembrava questo il suggerimento tacito, per determinare il senso della misura. Senza misura, sentenzierebbe un vecchio filosofo, non v’ha ordine, e senza ordine non v’è bellezza.
       Quasi un centinaio di italianismi musicali si contano nello spagnolo, che d'altra parte non si è limitato ad attingere dall’arte sonora. Anche l’architettura, la scultura e la pittura si trasferirono dalla penisola italica a quella iberica, lasciando un’impronta sull’idioma di Cervantes.
       La cupidigia portò lo spagnolo a volgere lo sguardo altrove, alla ricerca di altre ricchezze di cui disponeva la lingua sorella. Ne trovò a iosa, molte nell’ambito bellico. Da allora, in spagnolo le murallas si difendono o si atacan. Le battaglie alternano con escaramuzas. La guardia di una fortezza è affidata al soldado che fa da centinela, e la conduzione delle operazioni è spesso incaricata al coronel. Sul campo di combattimento si usavano, oltre alle armi, le parole che le designavano. Lo spagnolo impugnò allora la escopeta e il mosquete.
         Tuttavia il viaggio delle parole non fu di sola andata. Lo spagnolo contraccambiò la cortesia del parente che l’aveva arricchita. Riconoscente, lo spagnolo alimentò il galateo italico. Così, l’italiano conobbe i complimenti e i baciamani, l’etichetta e la creanza. Imparò a dare del signore a tutti, in un’epoca in cui signore era solo chi esercitava la signoria. Adottò anche il pronome Lei come forma alternativa al tradizionale voi. Ma, storicamente, i regalos non si sono esauriti nelle belle maniere. Lo spagnolo era stato il ponte attraverso il quale giunsero in italiano alcuni arabismi, come almanacco, algebra o alchimia. Molto tempo dopo aprì la porta a molti americanismi che i conquistatori avevano raccolto tra le isole delle Antille, quali canoa, huracán, chocolate o hamaca, che oggi conosciamo con veste italiana.

Quale sarebbe stata la sorte dello spagnolo senza l’italiano? La lingua nata mille anni fa in suolo castigliano deve la propria musicalità alle vicende storiche che la forgiarono, ma deve alla sorella italiana una proporzione immensa del suo lessico musicale.

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